Le mura

La città di Elaiussa - ed in particolare il nucleo originario dell’insediamento situato sul promontorio - si dotò fin dal periodo ellenistico (II-I secolo a.C.) di mura di fortificazione, che furono successivamente inglobate all’interno dei più ampi circuiti di epoca romano-imperiale (II secolo d.C.) e di epoca bizantina (V secolo). I tre successivi circuiti murari, profondamente diversi per estensione, sviluppo monumentale, tecnica edilizia e funzione, erano tutti ubicati in corrispondenza del settore strategicamente più importante dell’insediamento, ovvero l’angolo del promontorio rivolto verso la terraferma, rivestendo la duplice funzione di struttura difensiva e di limite fisico e simbolico tra l’insediamento e il territorio circostante.

Le mura ellenistiche consistevano in un unico segmento di muro poligonale, collocato trasversalmente rispetto all’istmo, al quale corrispondeva probabilmente nell’interno una linea più arretrata di fortificazioni.

In epoca romano-imperiale, in occasione della ristrutturazione urbanistica dell’area, fu costruito un circuito murario più ampio, che si sviluppava lungo un perimetro di oltre 70 m ed era costituito da un muro in opera quadrata dotato di bastioni ed accessibile attraverso una porta fiancheggiata da torri.

Le mura di epoca romana, che avevano subito nel tempo consistenti rifacimenti, furono inglobate in epoca bizantina all’interno della cinta muraria che proteggeva il palazzo, costruito nell’area immediatamente retrostante.

Private della loro funzione a seguito del declino e quindi del definitivo abbandono della città nel corso del VII secolo, le mura sono state riportate alla luce nel corso delle campagne di scavo 2003-2012 e costituiscono oggi uno dei più evidenti segni monumentali dell’antica Elaiussa Sebaste, visibile a chiunque transiti sulla strada costiera.

Tutti i circuiti murari di Elaiussa sono fortemente condizionati dalla situazione geografica e topografica che determina la nascita e lo sviluppo dell’insediamento e sfruttano, seppure in misura diversa, la difesa naturale costituita dalle scoscese pendici rocciose del promontorio e dai due ampi bacini portuali estesi ai lati dell’istmo.

La realizzazione della prima cinta muraria risale all’epoca ellenistica (fine II-inizio I secolo a.C.) e coincide sostanzialmente con una doppia linea di muri di fortificazione in opera poligonale: i due muri, distanti tra loro circa 50 m, occupavano rispettivamente l’estremità sud-orientale dell’istmo e il settore del promontorio dominato dallo sperone roccioso che ne costituiva il punto più alto.

Il muro più esterno, sviluppato per oltre 10 m di lunghezza e orientato in direzione nord-est/sud-ovest, chiudeva quasi completamente l’accesso al promontorio, lasciando aperto soltanto uno stretto passaggio verso la terraferma.

La seconda linea di mura, estesa tra il porto meridionale e lo sperone di roccia, è stata per il momento intercettata soltanto presso l’estremità occidentale: orientato anch’esso in senso nord-est/sud-ovest ma con un leggero scarto di orientamento rispetto all’altro, il muro è attualmente visibile per una lunghezza di circa 5 m.

I due muri erano costruiti in opera poligonale, con doppio paramento di blocchi tagliati a poligoni irregolari e riempimento interno di terra e  pietrisco, ed erano fondati direttamente sul banco di roccia, del quale seguono l’andamento discontinuo.

L’area intermedia, evidentemente periferica rispetto al nucleo dell’insediamento, era adibita a funzioni produttive ed artigianali (attestate dal rinvenimento di forni, vasche ed impianti di produzione).

Nel corso del II secolo d.C., contestualmente alla ristrutturazione urbanistica e monumentale che interessò la città con la realizzazione del nuovo quartiere pubblico comprendente il  teatro e l’agora e la costruzione del portico colonnato affacciato sul porto nord, la città si dotò di un nuovo circuito murario in opera quadrata.

Mentre il lato del promontorio affacciato sul porto settentrionale venne monumentalizzato con la costruzione del portico colonnato, i lati rivolti verso la terraferma e verso il porto meridionale vennero cinti da un ampio circuito murario in opera quadrata, per uno sviluppo complessivo di almeno 70 m (il limite meridionale non è stato in ogni caso ancora accertato). Sul lato settentrionale il muro aveva un tracciato lineare, che in parte correva parallelo a quello del muro poligonale, e terminava in corrispondenza dello spigolo del promontorio in un bastione dal profilo circolare; sul lato occidentale non aveva un tracciato lineare ma, adeguandosi al profilo del promontorio, descriveva un percorso a zig-zag formando almeno due bastioni rettangolari avanzati.

Il muro, che si conserva per l’altezza massima di 4,50 m, era costruito in opera quadrata di blocchi di calcare squadrati di grandi dimensioni messi in opera senza uso di malta; le fondazioni si impostavano sul banco di roccia naturale o, nei punti in cui esso presentava irregolarità, su una platea di calcestruzzo. Sul lato settentrionale, in corrispondenza del varco in precedenza aperto tra il muro poligonale e la riva del porto nord, fu costruita una porta monumentale, coperta ad arco e fiancheggiata e difesa da torri asimmetriche.

I dati di scavo permettono di datare la costruzione del circuito murario alla metà circa del II secolo d.C.; esso faceva parte di un più ampio progetto edilizio che comprendeva anche la realizzazione di una nuova banchina portuale e di un muro in opera quadrata pensato per mascherare l’irregolarità delle strutture retrostanti e costituire il nuovo prospetto del porto settentrionale. Il progetto di monumentalizzazione del porto nord fu completato qualche decennio più tardi, tra l’età tardo-antonina e l’età severiana, con la costruzione di un grandioso portico colonnato.

Nonostante il consistente sviluppo planimetrico e architettonico, il circuito murario sembra essere stato originariamente privo di una reale funzione difensiva. Dal punto di vista strutturale, esso serviva probabilmente piuttosto come muro di contenimento per le estese opere di terrazzamento che furono realizzate in questo periodo lungo i due porti; dal punto di vista monumentale, si inquadra all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione urbana e deve essere letto alla luce di quel generale fenomeno di rinnovamento urbanistico ed edilizio che, su committenza del potere imperiale o delle classi dirigenti locali, interessa in questa epoca tutte le città dell’Asia Minore.

Le mura assunsero un significato propriamente difensivo soltanto tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, epoca alla quale risalgono sostanziali modifiche delle strutture esistenti. Tra queste possono essere annoverate la tamponatura del portico colonnato attraverso la costruzione di un poderoso muro a doppia cortina, dello spessore di circa 1 m, la trasformazione del bastione circolare in una vera e propria torre di difesa e, infine, la foderatura interna del muro perimetrale in opera quadrata e delle torri, che ne aumentò considerevolmente lo spessore.

L’aspetto irregolare e la fattura grossolana dei paramenti murari (nei quali sono inoltre presenti molti elementi di reimpiego) suggeriscono che tali interventi, volti a munire una città all’epoca del tutto priva di difese, siano stati realizzati nell’imminenza di una situazione di pericolo, forse da collegarsi ad una delle invasioni degli Isauri documentate dalle fonti nel IV secolo.

L’attestarsi della nuova cerchia difensiva della città sulla linea delle fortificazioni ellenistiche indica che in questo periodo l’insediamento era tornato a contrarsi sul promontorio e stigmatizza la situazione di profonda incertezza politica e militare in cui versava Elaiussa, minacciata dalla rinnovata aggressività delle tribù dell’interno.

Un ultimo, breve cenno deve essere dedicato alla fase proto-bizantina (V-VI secolo), epoca in cui l’angolo nord-occidentale del promontorio fu occupato da un complesso palaziale di eccezionale importanza, sede dell’autorità civile.

Le mura divennero parte integrante del perimetro del nuovo complesso senza subire sostanziali cambiamenti, se si eccettuano la realizzazione di una foderatura interna in corrispondenza del muro che tamponava la fronte colonnata (per uno spessore complessivo 1,50 m circa) e il parziale rifacimento della porta d’accesso. Nel complesso, le strutture difensive mantennero la funzione che avevano avuto in epoca precedente, come mostrano le armi in ferro rinvenute all’interno della torre nord-occidentale nello strato di distruzione del palazzo (530 d.C.). Tale distruzione fu conseguenza di un evento violento che può essere ricollegato ad un episodio bellico o ad una delle rivolte testimoniate in questo periodo dalle fonti storiche.

L’elemento più interessante che caratterizza la fase bizantina è il leggero ma rilevante slittamento del significato delle mura, che vennero di fatto inglobate all’interno del palazzo, divenendo funzionali alla difesa dell’edificio piuttosto che a quella della città: tale slittamento deve essere letto all’interno di un più ampio fenomeno di privatizzazione degli spazi comuni che contraddistingue il passaggio dalla città romana alla città bizantina.

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