I viaggiatori europei

I primi viaggiatori europei dell'età moderna cominciarono a esplorare l'Anatolia nel XVI secolo, ma fino all'inizio dell'800 la Cilicia restò tagliata fuori dai loro itinerari, salvo l'attraversamento della Cilicia Piana lungo un percorso antichissimo seguito delle carovane che collegava la Cappadocia con la Siria valicando le catene montuose del Tauro Orientale e dell'Amano, fino ad Antiochia.

La Cilicia Tracheia, dove la catena del Tauro Centrale incombe sulla costa, molto vicina al mare, rendendo il territorio scosceso e poco accessibile, era rimasta isolata e poco abitata fin dal XIII secolo. Ancora all'inizio dell'800 non esistevano carte nautiche affidabili ed aggiornate della costa della Cilicia. Fu questa circostanza a motivare la prima esplorazione scientifica europea della regione, organizzata dal Governo inglese che inviò una nave militare per effettuare la rilevazione idrografica della costa meridionale dell'Anatolia, fra l'isola di Rodi ed il golfo di Iskenderun. Durante questa missione, che si svolse fra Luglio 1811 e Giugno 1812, in occasione di una delle frequenti escursioni a terra necessarie alle operazioni di rilevamento, il comandante della spedizione, capitano Francis Beaufort, scoprì le rovine di Elaiussa Sebaste e fu anche in grado di identificarle correttamente, facendo riferimento alla precisa descrizione che Strabone aveva fatto della città e aiutato peraltro dalle caratteristiche geografiche particolari del sito, che è ubicato su una piccola isola vicinissima alla costa e a essa collegata da un sottile istmo.

I viaggi di esplorazione geografica e archeologica in Cilicia proseguirono nel XIX e nel XX secolo e molti di essi toccarono Elaiussa Sebaste. In questo lungo periodo di tempo tali viaggi furono caratterizzati da condizioni e soprattutto da motivazioni in progressiva evoluzione.

Nel primo trentennio del secolo XIX le condizioni ambientali, sanitarie e sociopolitiche della regione rendevano il suo attraversamento regione particolarmente difficile e pericoloso. I viaggi erano prevalentemente motivati dalle esigenze politiche e strategiche delle potenze europee, come nel caso della spedizione di Beaufort, ma non mancarono esempi di iniziative individuali da parte di viaggiatori evventurosi. Fra quelli che visitarono Elaiussa Sebaste vanno ricordati i militari inglesi C.I. Irby e J. Mangles (1817 – 1818) ed i francesi Alexandre e Lèon de Laborde (1826). In tutti i casi alle motivazioni politiche o individuali risultò comunque sempre associato uno spiccato interesse per il patrimonio archeologico della regione e spesso i viaggiatori dimostrarono apprezzabili competenze in proposito.

Nel secondo trentennio del XIX secolo le condizioni ambientali furono rese meno incerte da un controllo più efficace da parte del governo ottomano. I viaggi di esplorazione furono organizzati con finalità sistematiche e ne fu affinata la metodologia scientifica. Agli obbiettivi di ricerca geografica non furono però sacrificati quelli dell'esplorazione archeologica. Per quanto riguarda la Cilicia un particolare rilievo assunse in questo contesto il viaggio effettuato da Victor Langlois su incarico del Governo Francese fra il 1852 ed il 1853, viaggio che non mancò di toccare Elaiussa Sebaste.

Fra il 1870 ed il 1930 ai viaggi finalizzati all'esplorazione geografica si affiancarono quelli dedicati esclusivamente alla ricerca archeologica, soprattutto di carattere epigrafico, finanziati spesso da specifiche istituzioni nazionali di ricerca dei paesi europei. Ebbero in particolare come tappa e oggetto di studio Elaiussa Sebaste i viaggi effettuati da Collignon e Duchesne (1876), J. T. Bent (1890), R. Huberdey e A. Wilhelm (1891-1892), Gertrude Bell (1905), R. Paribeni e P. Romanelli (1913) e J. Keil ed A. Wilhelm (1925).

Infine negli anni 1952- 1953 Elaiussa Sebaste diventò l'obiettivo di una vera e propria ricerca archeologica condotta da Michael e Mary Gough anche se non furono effettuate operazioni di scavo sistematiche.

     

     

    Il contributo delle ricerche dei viaggiatori alla conoscenza del sito di Elaiussa Sebaste

    Nella sua relazione di viaggio (che contiene una copia in scala ridotta della carta delle coste meridionali dell'Anatolia oggetto della spedizione - Fig. 1), Beaufort non solo offrì la giustificazione della sua identificazione delle rovine di Elaiussa Sebaste, ma fornì di esse una interessante descrizione, soffermandosi sul tempio, di cui notò la bizzarra alterazione delle colonne prodotta da un evento sismico, sulle tombe monumentali della necropoli e sul teatro. Dedusse infine la ricchezza della antica città dall'importanza delle sue infrastrutture idriche: le cisterne e soprattutto l'acquedotto, del quale intuì correttamente l'alimentazione da parte del fiume Lamos.

    Pochi anni dopo la spedizione di Beaufort, nel 1818, due viaggiatori inglesi, C. L. Irby e J. Mangles, percorsero per primi per via di terra la costa della Cilicia Tracheia. Visitarono quindi Elaiussa, secondi soltanto a Beaufort, e fornirono una descrizione del sito ricca di acute osservazioni. Arrivarono ad Elaiussa attraverso una antica strada pavimentata che percorreva una delle necropoli, di cui descrissero numerosi particolari; citarono anch'essi il teatro, il tempio e osservarono che l'acquedotto che entrava in città era in relazione con le altre rovine simili che avevano ripetutamente costeggiato dopo la foce del Lamos. Notarono infine per primi le rovine dei grandi edifici a sud del teatro e della via colonnata davanti ad essi.

    Nel 1826 raggiunsero Elaiussa pure per via di terra due viaggiatori francesi, Alexandre e Léon de Laborde, protagonisti di un viaggio artistico e pittoresco secondo la moda del Grand Tour, piuttosto che di una esplorazione geografica ed archeologica. Durante il loro lunghissimo viaggio in Oriente realizzarono quasi 400 disegni e vedute che furono poi pubblicati a Parigi nel 1838. Le loro osservazioni sul sito di Elaiussa tradiscono ambizioni letterarie ma non sono particolarmente significative dal punto di vista documentario. Alle inclinazioni artistiche dei due viaggiatori dobbiamo però la prima documentazione grafica del sito (Fig. 2, 3, 4).

    Il viaggio di Victor Langlois in Cilicia (1852-1853) fu la prima spedizione commissionata da un Governo, quello francese, con finalità e prescrizioni che si riferivano non solo alla ricerca geografica, ma anche a quella archeologica: nel caso specifico la trascrizione di iscrizioni e l'eventuale raccolta di materiale che potesse arricchire le collezioni del Louvre. A proposito della sua visita ad Elaiussa, il resoconto di viaggio di Langlois cita il tempio e l'acquedotto e si sofferma soprattutto sulla necropoli. Il libro di Langlois contiene inoltre numerosi disegni (di qualità però assai inferiore a quelli dei de Laborde). Due di essi si riferiscono ad Elaiussa. (Fig. 5 e 6).

    Negli anni successivi iniziarono i viaggi dedicati in modo esclusivo alla ricerca archeologica. Nel 1876 quello di Collignon e Duchesne, era finalizzato alla trascrizione di iscrizioni. Nella sua relazione di viaggio Collignon espresse la sua ammirazione per le rovine delle necropoli di Elaiussa, paragonandole a quelle della Via Appia antica a Roma. Nel 1890 si svolse il viaggio di Theodore Bent dedicato alla ricognizione della regione controllata nell'età ellenistica dai re sacerdoti di Olba in Cilicia Trachea. La ricerca di Bent non si occupò direttamente del sito di Elaiussa Sebaste, ma interessò l'acquedotto che la alimentrava.

    L'Accademia Imperiale Austriaca delle Scienze incaricò poi due epigrafisti, R. Huberdey e A. Wilhelm di effettuare due viaggi di studio in Cilicia Tracheia che si svolsero nel 1891e nel 1892. A Elaiussa i due studiosi trascrissero sette iscrizioni, eseguirono il rilievo di una tomba e notarono per primi un edificio con struttura in opus reticulatum poi identificato come edificio termale. A loro dobbiamo infine la prima immagine fotografica ripresa ad Elaiussa (Fig. 7).

    Diverso è il caso del viaggio di Gertrude Bell nel 1905, che visitò la Cilicia per studiare l'architettura protobizantina in questa regione. Si accampò per caso presso le rovine di Elaiussa, dove non poteva trovare allora materiale per le sue ricerche, ma essendo una appassionata fotografa, effettuò nel sito varie riprese che costituiscono per noi una testimonianza estremamente interessante (Fig. 8, 9, 10) perchè sono le prime immagini fotografiche panoramiche delle rovine. Nel suo resoconto inoltre Gertrude Bell manifestò in varie occasioni la forte impressione suscitata dalle imponenti rovine delle necropoli di Elaiussa. Nel 1913 anche due archeologi italiani, R. Paribeni e P. Romanelli, svolsero una ricognizione archeologica in Anatolia Meridionale e visitarono brevemente Elaiussa. Qui la loro attenzione fu attirata dalla grande cisterna sotterranea coperta realizzata presso il teatro, che furono i primi ad osservare e studiare e che considerarono “tra i più importanti monumenti della città”.

      Particolarmente ricca di risultati per lo studio di Elaiussa fu la spedizione realizzata nel 1925 nella regione fra il Lamos ee il Kalykadnos da due archeologi ed epigrafisti austriaci, J. Keil e A. Wilhelm, su incarico dell'American Society for Archaeological Research. Un primo importantissimo risultato della loro spedizione fu il rilevamento topografico del sito e la redazione della prima planimetria generale delle rovine di Elaiussa (Fig. 11). A loro dobbiamo inoltre la prima indagine archeologica del tempio, del quale analizzarono e studiarono la struttura di epoca romana ed all'interno del quale scoprirono e studiarono una struttura successiva, che riconobbero come una piccola chiesa cristiana (Fig. 12 e 13). Anche nell'esame di altri monumenti di Elaiussa (il teatro, l'edificio in opus reticulatum, l'acquedotto, la necropoli) risalta il rigore metodologico dell'opera di Keil e Wilhelm: non più le impressioni dei viaggiatori ma le misure e le valutazioni dell'archeologo. La loro relazione raccoglie la trascrizione di tredici epigrafi a Elaiussa ed è inoltre ricca di documentazione grafica e fotografica.

      Michael Gough lavorò per brevi periodi ad Elaiussa fra il 1952 ed il 1953. Nella sua ricognizione generale del sito anche lui fu impressionato, come molti viaggiatori prima di lui, dall'imponenza delle necropoli nel paesaggio delle rovine di Elaiussa. La ricerca archeologica di Gough si concentrò sulla piccola chiesa cristiana che Keil e Wilhelm avevano scoperto all'interno del tempio. Qui Gough liberò e portò alla luce un mosaico a tessere policrome che era stato realizzato nel pavimento dell'abside e che fu trovato in buone condizioni di conservazione (Fig. 14 e Fig. 15). La sua relazione ne contiene una dettagliata documentazione grafica e fotografica, oggi tanto più preziosa in quanto negli anni immediatamente successivi il mosaico è andato quasi completamente perduto.

      Con la missione archeologica di Michael e Mary Gough si concluse a Elaiussa la serie delle spedizioni dei viaggiatori e si aprì la fase della ricerca archeologica sistematica e dello scavo.

       

       

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