Il complesso precedente al teatro

Le campagne di scavo degli anni 1997-1999 hanno portato alla luce un piccolo edificio sul declivio collinare dominante il bacino portuale Nord, poi occupato dal teatro. Si tratta di una ricca residenza signorile con pavimenti musivi e terme annesse di cui sono stati individuati solo sei ambienti disposti su tre file con orientamento Nord-Sud (la sua articolazione planimetrica complessiva rimane comunque incerta). Gli Ambienti II, III, IV hanno pavimenti in mosaico, con tessere bianche e nere, a decorazione geometrica e motivi vegetali stilizzati. Sono inoltre venuti alla luce resti di apprestamenti atti al riscaldamento parietale di vani con funzione termale e un cortile porticato con vasca centrale. La costruzione è di poco successiva a quella dell’acquedotto urbano, risalente probabilmente all’età flavia, ed è alimentato direttamente con acqua corrente (vasca e terme): i dati stratigrafici suggeriscono una datazione tra la fine del I secolo d.C. e gli inizi del II secolo d.C.

Attorno alla metà del II secolo d.C. il complesso fu distrutto e rasato per la costruzione del teatro. La presenza dell’impianto termale,  i motivi decorativi dei pavimenti musivi e gli aspetti costruttivi (opera cementizia con paramento in laterizio) sembrano di ispirazione occidentale. Il complesso si pone come una delle prime e concrete testimonianze architettoniche dell’influenza romana sulla regione in seguito alla sua definitiva annessione all’Impero: la sua posizione dominante sul bacino portuale in concomitanza con l’intenso sviluppo urbanistico che interessò il centro urbano nello stesso periodo ne suggeriscono una natura forse “ufficiale”. 

 

 

Il complesso precedente al teatro di Elaiussa Sebaste individuato nell’area del vomitorium orientale, è stato indagato nelle campagne di scavo condotte negli anni 1997-1999. Si tratta di un complesso terrazzato sul declivio collinare, delimitato a Sud dal successivo muro di analemma del teatro, a Nord dall’acquedotto urbano mentre ad Est e ad Ovest i limiti risultano incerti. Il settore indagato dell'edificio non consente di delinearne una planimetria complessiva: esso era comunque articolato in almeno sei vani disposti su tre file, con orientamento Nord-Sud. Gli Ambienti III e IV presentano pianta rettangolare ma lunghezze diverse: i loro piani pavimentali sono andati distrutti così come parte delle murature, tuttavia, la loro destinazione d’uso come terme è data dalla presenza di un lacerto di pavimentazione inferiore di un ipocausto nel vano orientale e da alcuni tubuli per il riscaldamento parietale nel vano occidentale. L’Ambiente II ha conservato parte della pavimentazione originaria in mosaico bianco e nero, decorato con esagoni inquadrati da una cornice con racemo vegetale stilizzato.

Nella campagna di scavo del 1999 si è indagato il settore Nord del complesso individuando la soglia tra gli Ambienti II e IV con pavimento a mosaico decorato a meandro in bianco, nero e rosso. L’Ambiente IV ha pianta rettangolare ed è quasi interamente occupato, al centro, da una profonda vasca delimitata da due gradini rivestiti in intonaco idraulico, dei quali il più alto presenta le impronte di due basi di circolari: la vasca dunque doveva essere circondata da colonnine. All’esterno della vasca si estende un pavimento musivo con decorazione a treccia a sei capi in tessere nere su fondo bianco in ottimo stato di conservazione.

Il complesso è quasi certamente da intendere come un edificio a carattere residenziale con terme private annesse. L’edificio fu distrutto e rasato al momento della costruzione del teatro quando era già stato abbandonato deliberatamente, come dimostrano la spoliazione degli elementi metallici, delle parti decorative e di arredo. L’ipotesi di una sua realizzazione posteriore alla costruzione del primo acquedotto urbano di età flavia sembra essere supportata dalla tecnica costruttiva (opera cementizia e laterizi), e dalla presenza di apprestamenti  atti al riscaldamento parietale utilizzati a partire dall’età neroniana. Inoltre: i pavimenti musivi, di ispirazione se non addirittura di fattura occidentale, sono tra i più antichi di quelli rinvenuti in Cilicia e non trovano confronti nella regione. Non se ne conosce la committenza, ma il complesso probabilmente doveva avere una natura “ufficiale”, e si pone in un momento cruciale dello sviluppo e ampliamento della città in seguito all’annessione romana. Ne sono testimonianza la sua posizione dominante il bacino portuale Nord, e soprattutto i già menzionati aspetti costruttivi certamente di origine non locale. la qualità dei pavimenti musivi di ispirazione, se non addirittura di fattura, occidentale. Inoltre il contiguo acquedotto, con il quale è direttamente connesso, lo privilegia nella disponibilità di acqua corrente. Da un punto di vista architettonico il complesso rappresenta una delle prime e concrete evidenze della diretta influenza romana nella regione che conobbe, proprio in questo periodo, una crescita demografica ed economica grazie ai traffici commerciali e al suo ruolo di caposaldo navale per la flotta imperiale.

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