Il materiale ceramico

Le prime attestazioni di materiali nel sito sono rappresentate da frammenti ceramici e lamelle di ossidiana che documentano una frequentazione occasionale durante l'età del bronzo. Testimonianze di una reale occupazione del sito risalgono ad una fase avanzata del II secolo a. C. e sono costituite da ceramiche di uso comune, sia da tavola che da cucina e da anfore delle aree egee e fenicie. Le ceramiche da mensa in uso sono costituite in massima parte da ceramica verniciata (la cosiddetta color coated) a volte decorata a matrice (cosiddette coppe megaresi) o più raramente dipinta (west slope) importata soprattutto da centri specializzati dell'area compresa tra il nord della Siria, la Cilicia e Cipro, e meno frequentemente da quelli della Grecia e dell'area egea. 

La ceramica da cucina, particolarmente raffinata dal punto di vista tecnologico sembra invece provenire da centri specializzati dell’area regionale e meno frequentemente da centri della’area egea. Le anfore ci testimoniano l’importazione di prodotti soprattutto dall’area dell’Egeo (anfore rodie) e meno dall’area siro-palestinese. Il panorama dei consumi non sembra mutare sensibilmente sino all’età augustea. Il fenomeno più rilevante per il I secolo a.C. è l’affermarsi della ceramica da mensa verniciata prodotta in centri specializzati della Cilicia o dell’area siro-palestinese (cosiddetta Eastern Sigillata A) che rappresenta il vasellame da mensa in assoluto più diffuso nei contesti di questo periodo. Tra i prodotti importati iniziano a comparire i vetri, sia ad anima di sabbia che prodotti entro matrice ma il loro uso appare piuttosto limitato.

A partire dall’età augustea il fenomeno più rilevante è l’avvio ad Elaiussa, così come in altri siti della Cilicia, della produzione di anfore documentata da scarti rinvenuti in aree prossime alla città. Queste anfore con un caratteristico impasto presentano tipi sia generalizzati (Dressel 2/4) sia tipi particolari e peculiari della regione (Pompei 5 e Agorà M54), sono piuttosto diffuse tra I e II secolo sia in oriente che in occidente e rappresentano un chiaro indicatore di come la città e in genere la regione fossero in grado di produrre prodotti agricoli, soprattutto vino e olio, in quantità tale da destinarne una gran quantità all’esportazione. Da Plinio e da altri autori sappiamo come il vino passito (passum) di Cilicia fosse apprezzato in occidente ma sono noti oltre all’olio anche altri prodotti quali lo zafferano. Oltre alle anfore le fabbriche locali sembrano dedicarsi alla produzione di ceramiche comuni, caratterizzate dallo stesso impasto, con forme accessorie quali i bacini multifunzionali, le olle da conserva etc.. Riguardo la ceramica da mensa nel I e II secolo d.C. continua il predominio della ESA con occasionali arrivi di altri prodotti dall’area Egea (ESB e meno rappresentata la sigillata di Çandarli), da Cipro (sigillata cipriota) e più raramente dall’occidente mediterraneo e dall’Africa. La ceramica comune da cucina e da mensa continua ad essere importata per la maggior parte da centri regionali specializzati che producono e produrranno vasellame di alta qualità con spessori sottili e con un repertorio morfologico che si adegua alle mode con nuovi tipi ma perpetuando la tradizione tecnologica sviluppata in età ellenistica. Per quanto riguarda le testimonianze dei commerci offerteci dalle anfore sino alla prima metà del II secolo il grosso delle merci importate proviene dall’Egeo (Dressel 5 o anfore di Kos) con arrivi meno frequenti dall’area siro-palestinese e occasionali dall’Africa e dall’occidente mediterraneo. A partire dalla metà del secondo secolo gli arrivi sono più variati con la presenza sul mercato di Elaiussa di prodotti che provengono da gran parte del Mediterraneo dal Portogallo all’area siro- palestinese anche se le merci più diffuse continuano ad essere quelle prodotte nel mar Egeo e nella costa occidentale della Turchia. Anche per il vetro si ritrovano ad Elaiussa i tipi generalmente diffusi in tutto l’impero romano molto probabilmente importati in città da centri specializzati. Nel III e IV secolo il panorama offerto della ceramica non muta sensibilmente. Solo nella ceramica fine da mensa si nota in gran parte dell’impero, un rarefarsi delle produzioni in sigillata solo parzialmente sostituite a Elaiussa dalle sigillate africane. Appare probabile per questo periodo una maggiore diffusione del vasellame in metallo e legno. Nella produzione locale di anfore si nota lo sviluppo di nuovi tipi che sostituiscono i precedenti e portano allo sviluppo nel corso del IV secolo del modello di anfora (proto LR1) caratteristica della Cilicia che è alla base del tipo più diffuso in età bizantina. Sulla base delle attestazioni dei tipi cilici sembra che la diffusione dei prodotti della regione tra III e IV secolo subisca una contrazione rispetto al passato e la loro diffusione sia concentrata soprattutto all’area comprendente la Cilicia, la costa siro palestinese e Cipro. Questo dato sembra indicare una crisi nel sistema produttivo che sicuramente si avvia a conclusione verso la fine del IV secolo in concomitanza con la creazione dell’impero d’oriente quale entità autonoma.

Con la prima età bizantina si nota nella ceramica di Elaiussa, così come in generale dell’oriente mediterraneo, una ripresa produttiva. Nascono nuove produzioni che caratterizzano il periodo compreso tra V e metà del VII secolo e che avranno ampia diffusione in tutto l’impero bizantino. Elaiussa partecipa appieno a questo fenomeno con l’ampia produzione del tipo di anfora (Late Roman Anfora 1) più attestato in tutto il bacino del mediterraneo. Nella porzione di città attualmente indagata sono state rinvenute sei fornaci per la produzione di queste anfore ma depositi di scarti emergono praticamente ovunque nell’area anticamente occupata dalla città. Vari depositi scavati, quali ad esempio la cisterna del quartiere abitativo nella quale vennero gettati circa 750 esemplari di scarto, hanno permesso di distinguere le differenti varianti di questo tipo di anfora e seguirne lo sviluppo tra la fine del IV secolo e la metà del VII secolo. Nelle stesse fornaci e con gli stessi impasti delle anfore nello stesso periodo venivano prodotti tutti i tipi di vasellame comune da mensa e da dispensa ad eccezione dei piatti. Tra i prodotti troviamo brocche, calici, anforette e giare, catini di vari tipi, bruciaprofumi, incensieri, lucerne e lanterne. Questo vasellame presenta anche produzioni decorate ad incisione o dipinte e soprattutto una variante che sembra tipica della città con decorazione intagliata e che venne anche occasionalmente esportata. I motivi sono sia semplici che complessi e non mancano graffiti con nomi e invocazioni. Per la ceramica da cucina il mercato urbano si rivolge ancora a prodotti importati da centri specializzati dell’area regionale in grado di fornire vasellame particolarmente raffinato dal punto di vista tecnologico  e solo per particolari padelle all’importazione dall’Egeo. I tipi diffusi a Elaiussa sono gli stessi che si ritrovano in tutta l’area compresa tra nord della Siria, Cilicia e Cipro. La ceramica fine da mensa che circola in città in questo periodo è tutta di importazione e per la maggior parte proviene da Cipro e dalla zona di Focea sulla costa occidentale della Turchia. Un ruolo secondario è svolto dai prodotti importati dal nord Africa più comuni in occidente. Le anfore ci testimoniano come l’interscambio di merci con altre aree produttive fosse piuttosto intenso. Olio e soprattutto vino giungono in città dall’area siro-palestinese, da vari centri dell’egeo, dall’Egitto, dalla Nubia, dall’odierna Tunisia, dal Mar Nero.

Con la metà del VII secolo la produzione urbana subisce una netta contrazione per poi cessare del tutto nel giro di un quarto di secolo. Questo fenomeno, che coincide con il progressivo abbandono del centro urbano, è molto probabilmente da mettere in relazione con l’instabilità causata dalle incursioni arabe che rendono sempre più difficile la commercializzazione dei prodotti che costituiva la principale fonte economica di vita della città stessa. Pochi contesti attribuibili all’ultimo quarto del VII secolo ci illustrano come l’arrivo di merci si faccia più rarefatto e per il consumo delle poche comunità rimaste ci si affidi a arrivi occasionali di prodotti da Cipro, dall’Egitto e soprattutto dall’Egeo.

Dopo un lungo periodo di abbandono pochi materiali ci attestano una occasionale frequentazione del sito durante l’epoca crociata con prodotti che giungono principalmente da centri del Regno di Antiochia e in misura minore da Costantinopoli. 

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