Il Palazzo Bizantino

L'area compresa tra i due porti di Elaiussa Sebaste, situata in una posizione dominante sull'istmo di collegamento tra il promontorio e la terraferma, è stata occupata ininterrottamente dalla fondazione della città fino al momento del suo abbandono. L'area fu fortificata tra il II e il I secolo a.C. con la costruzione di un imponente muro in opera poligonale e successivamente occupata da una serie di edifici per lo stoccaggio delle merci. La monumentalizzazione di questa parte del promontorio risale, invece, ad età imperiale quando nel settore meridionale fu costruito il muro in opera quadrata e, lungo la fronte del porto nord, un portico colonnato affacciato direttamente sul mare. Intorno alla metà del V secolo d.C., dopo una sistemazione funzionale dell’area, nel settore occidentale del promontorio fu eretto un grandioso complesso architettonico destinato al potere civile e militare della città. Caratterizzato dalla presenza di un ampio portico circolare su due piani che fungeva da collegamento tra le due ali dell’edificio, il palazzo ospitava, tra l’altro, anche un'aula absidata ed una cappella privata, entrambe riccamente decorate. Gran parte delle strutture esistenti furono obliterate o riutilizzate durante la costruzione del nuovo complesso architettonico; la via colonnata, per esempio, venne chiusa parzialmente e trasformata nel vestibolo dell’edificio bizantino. Il palazzo fu distrutto nella prima metà del VI secolo d.C. e spoliato in maniera sistematica. Nell’ultima fase di vita della città, il cui definitivo abbandono si data intorno alla metà del VII secolo d.C., il palazzo fu parzialmente trasformato in area produttiva. 

 

 

 

L’area del palazzo bizantino occupa l’estremità occidentale del promontorio di Elaiussa Sebaste, in posizione dominante sull’istmo di collegamento con la terraferma e sui due porti della città antica, oggi completamente insabbiati. La posizione strategica ne determina le principali caratteristiche funzionali: appaiono infatti predominanti, fin dall’inizio, la connotazione difensiva, legata all’accessibilità e alla vulnerabilità di questo lato del promontorio, il carattere portuale, determinato dalla prossimità con i due principali approdi della città e la funzione di asse di collegamento tra il quartiere esteso sulla terraferma e l’abitato situato sul promontorio; per questo motivo l’area venne occupata ininterrottamente dalla fondazione del sito, avvenuta presumibilmente nella tarda età ellenistica, fino al suo definitivo abbandono nella metà del VII secolo d.C. Numerose sono state le modifiche strutturali e funzionali tra cui è possibile distinguere quattro fasi principali databili all’età ellenistica (I secolo a.C.-inizi I secolo d.C), alla prima età romana (I secolo d.C.), all’epoca imperiale (fine I-inizi II secolo d.C.) ed infine all’età bizantina (V-VII secolo d.C.) . 

Nella prima fase, il promontorio venne fortificato con la costruzione di un muro in opera poligonale ancora oggi parzialmente visibile lungo il settore nord-orientale e sud-occidentale del sito; probabilmente l’area aveva una destinazione artigianale data la posizione ai margini dell’abitato e la vicinanza ai due porti, come dimostrato dalla presenza di una vasca per la raccolta dell’acqua e di ambienti con forni del tipo tandoor. Questi ultimi, attestati già in epoca preistorica, sono scavati nel piano pavimentale, hanno forma cilindrica, pareti verticali rivestite in argilla e venivano utilizzati per la cottura del pane e delle carni; dopo aver riscaldato i forni mediante l’uso di bracieri i cibi venivano stesi direttamente sulle pareti e cotti per contatto con la struttura infuocata. Tuttavia l’esigua quantità di dati in nostro possesso non consente di ricostruire in maniera sistematica l’assetto della città in questa fase.

La prima età romana è invece caratterizzata dalla presenza, nella zona nord-occidentale del promontorio, di magazzini per lo stoccaggio di derrate alimentari (horrea) la cui costruzione può essere datata all’età flavia (fine I secolo d.C.). Una di queste strutture, completamente indagata e di cui oggi si conservano le mura perimetrali, parte dei tramezzi interni e delle volte, era direttamente accessibile dal mare oltre che dalla terraferma e composta da una serie di ambienti voltati, collegati tra loro e dotati di bocche di lupo per la circolazione dell’aria. Una latrina, ancora oggi accessibile, era connessa all’horreum e ricavata in uno degli ambienti dell’edificio; della struttura sono ancora visibili la pavimentazione e il canale rivestito in cocciopesto presente lungo due delle quattro pareti. Il condotto di scarico, individuato nella parete occidentale della latrina, dimostra che lo smaltimento avveniva direttamente in mare.

Pur mantenendo invariato l’assetto strutturale, in età traianea (fine I-inizi II secolo d.C.) l’horreum subì alcuni interventi di risistemazione mostrando comunque una continuità d’uso fino alla trasformazione di età bizantina, quando le strutture dell’edificio vennero riutilizzate nella costruzione del palazzo.

Tra la fine del I e la fine del II secolo d.C. l’area del promontorio venne monumentalizzata con la costruzione del muro in opera quadrata e del portico colonnato lungo l’approdo settentrionale della città. Il complesso murario realizzato per esigenze di rappresentanza piuttosto che per reali necessità difensive comporta però alcune modifiche nella disposizione delle strutture di quest’area; la latrina, per esempio, viene dismessa a causa della presenza del grande complesso murario che chiude il canale di scolo e sostituita da un secondo impianto in uno degli ambienti a sud del magazzino. In generale l’area compresa tra la fronte monumentale del porto nord e gli horrea non presenta evidenze architettoniche riferibili a quest’epoca probabilmente perché riutilizzate oppure obliterate dalla costruzione del palazzo bizantino. Quest’ultimo costituisce la fase più significativa dell’area del promontorio di cui modifica radicalmente l’assetto strutturale e la funzione. Tra la fine del IV e gli inizi del V secolo gran parte della città subì una trasformazione con la costruzione di una vera e propria cinta muraria con finalità difensive, probabilmente da connettere con le invasioni isauriche. Centro del potere nella città, il grandioso complesso architettonico venne edificato alla fine del V secolo d.C. nella vasta area corrispondente al settore settentrionale del promontorio tra i due porti. Il palazzo, organizzato intorno ad un grande portico circolare su due piani che fungeva da collegamento tra i diversi settori dell’edificio, fu fortemente condizionato dalle preesistenze, modificandone però assetto strutturale e funzione; la zona del porto nord subisce infatti la chiusura della via colonnata e la trasformazione del portico in un vero e proprio vestibolo per il palazzo.

Il settore settentrionale del grande edificio ospitava al piano inferiore l’imponente portico circolare, un’aula absidata e una serie di vani minori destinati a depositi, uffici, ambienti di servizio e di collegamento tra i piani. Il portico, quasi interamente ricavato nel banco roccioso, prevedeva un colonnato perimetrale costituito da 24 colonne in marmo proconnesio che lasciava scoperta la parte centrale dell’edificio; il piano pavimentale era ricoperto verosimilmente da lastre in calcare.

Dal vestibolo era possibile accedere all’aula absidata nord-occidentale del palazzo; l’ambiente, di forma quadrangolare (21,25x12,30 m.), era chiuso su un lato da un abside semicircolare non in asse con l’ingresso probabilmente a causa di strutture preesistenti che ne hanno fortemente condizionato la pianta. Nel piano superiore dell’ambiente era collocato il triclinium mentre nel vano sottostante è stato riconosciuto il tribunal destinato alle udienze pubbliche e private del signore. Il triclinium, in particolare, ha restituito elementi della ricca decorazione quali colonne con capitelli corinzi, elementi di opus sectile per il rivestimento parietale e sectilia pavimenta.

Il settore meridionale del palazzo presentava al primo piano un portico colonnato affacciato direttamente sul mare, impostato al di sopra degli ambienti dell’horreum, degli ambienti di servizio e della grande cisterna e una serie di ambienti destinati alle stanze private del signore e della sua corte. Gli ambienti sottostanti, invece, che come già detto riutilizzano strutture più antiche, erano destinati a magazzini e attività connesse alla vita del palazzo. Nell’area meridionale, a ridosso della rocca, si trova la seconda aula absidata del complesso, accessibile probabilmente dal portico e dagli ambienti del primo piano; l’arredo e in particolare elementi pertinenti all’iconostasi, lasciano presupporre si tratti di una cappella di culto privata.  

Appare evidente a questo punto che il palazzo, differente da ogni altro edificio coevo dal punto di vista planimetrico e soprattutto decorativo, doveva svolgere un ruolo di primaria importanza nella vita di Elaiussa Sebaste in età bizantina, quale sede del potere civile e militare.

L’edificio ebbe però una vita piuttosto breve; venne distrutto infatti intorno agli anni ’30 del VI secolo d.C. da un incendio, forse da collegare con le rivolte dell’epoca di Giustiniano, e successivamente spoliato in maniera sistematica. In una fase successiva alcune parti del complesso palaziale, più precisamente gli ambienti precedentemente occupati dall’horreum, furono riutilizzati per attività artigianali. Nell’area a ridosso del porto nord vennero infatti impiantate due fornaci per la produzione di anfore del tipo LR1 ed alcuni vani parzialmente modificati in relazione alla nuova funzione. Nella prima metà del VII secolo d.C. numerosi crolli di alcune parti del palazzo e delle strutture circostanti provocarono il definitivo abbandono di quest’area del promontorio. 

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