Il teatro

Il teatro romano di Elaiussa Sebaste fu eretto attorno alla metà del II secolo d.C. (durante il principato di Antonino Pio) e subì un importante rifacimento, limitato all’edificio scenico, durante il regno di Marco Aurelio e Lucio Vero (162 d.C.). L’edificio è in parte tagliato nel pendio collinare, in parte costruito in cementizio: di modeste dimensioni, ha una pianta maggiore del semicerchio con diametro di 55 m. La  cavea, ripartita in 5 cunei da sei rampe di gradini (scalaria), è distinta in ima e summa cavea da un ambulacro mediano a monte del quale corre, in direzione Est-Ovest con andamento curvilineo, il canale dell’acquedotto (I secolo d.C.) deviato appositamente al momento della costruzione della cavea. L'orchestra è delimitata a Sud dal muro del proscenio, alle spalle del quale si ergeva in origine l'edificio scenico, di cui rimane solo la possente fondazione su arcate. L’accesso all’edificio era garantito da quattro ingressi laterali, 2 vomitoria e 2 parodoi ad Est ed Ovest. Tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. il teatro cadde in disuso e subì un degrado irreversibile. La sua sistematica e programmata spoliazione, che comportò l'asportazione di tutti i sedili e di buona parte della decorazione della scnea, avvenne invece a partire dal VII secolo d.C.

È stato anche possibile indagare le fasi di vita precedenti alla realizzazione dell’edificio per spettacoli: parte di una necropoli con tombe rupestri ai piedi della collina in uso tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C.; l’acquedotto urbano di età flavia che correva nella parte alta della collina; un complesso residenziale con terme private, databile alla fine del I secolo o agli inizi del II secolo d.C., individuato nei pressi del vomitorium orientale.

 

 

Il teatro romano di Elaiussa Sebaste è stato oggetto di indagini archeologiche sistematiche durante le campagne di scavo degli anni 1995-1999. che hanno permesso di portare alla luce integralmente l’edificio, in precedenza coperto da terrazzamenti agricoli. Dal punto di vista progettuale l’edificio per spettacoli fonde elementi appartenenti alla tradizione architettonica greca e a quella romana, una promiscuità abbastanza consueta in Asia Minore soprattutto durante l’età imperiale. Sul pendio meridionale della collina, che si affaccia sul porto settentrionale della città, è tagliata la cavea ripartita orizzontalmente in due maeniana e scandita verticalmente in 5 cunei da 6 scalaria due dei quali, quelli esterni, correvano paralleli agli analemmata. La cavea è articolata in ima cavea e summa cavea divise da una praecintio mediana e dall’acquedotto urbano – appositamente deviato al momento della costruzione del teatro - che corre a monte di quest'ultima. Si hanno poi l’orchestra, eccedente il semicerchio, le parodoi scoperte e l'edificio scenico, fisicamente staccato dalla cavea. Tutta romana è invece la concezione della scaenae frons e del palcoscenico. La scaenae frons ebbe due fasi, nella prima delle quali (databile in età antonina) la scena era semplice, a pianta lineare con piccoli parascaenia laterali. Nella seconda l’edificio scenico poggia su possenti sostruzioni erette appositamente e risulta molto più complesso e decorato da un prospetto architettonico ad un solo ordine, corinzio, in cui risulta evidente la commistione di materiali importati (granito della Troade per i fusti delle colonne, marmo proconnesio per basi e capitelli) e locali (calcare per fregi- architravi e cornici).

Interessanti si sono rivelati anche i risultati delle indagini sugli accessi all’edificio teatrale dall’esterno: i vomitoria e le parodoi Est ed Ovest. I vomitoria non sono radiali al monumento e tale disarmonia potrebbe essere attribuita sul lato occidentale dalla presenza del castellum aquae (a pianta circolare, oggetto di recenti ricerche risalenti al 2006), e sul versante opposto dal condizionamento di strutture preesistenti, ascrivibili alla fine del I o agli inizi del II secolo d.C. e pertinenti ad un complesso residenziale provvisto di terme.

Il teatro fu eretto, come si è detto, alla metà del II secolo d.C., durante il principato di Antonino Pio; la sua seconda fase, invece, è posta nell’ultimo venticinquennio del II secolo d.C., nel momento culminante dell’evergetismo locale che interessò l’Asia Minore, in concomitanza con il rinnovamento edilizio stimolato forse dal passaggio di Lucio Vero in Cilicia nel 162 d.C. in occasione delle campagne partiche.

Tuttavia alla fine del III secolo d.C. il teatro aveva già subito i primi danni dovuti alla mancanza di manutenzione e probabilmente anche alle ripercussioni sociali ed economiche causate dall’offensiva persiana di Shapur I nel 260 d.C.. Da questo momento iniziò un lento e progressivo degrado dell’edificio, ma le cisterne poste a Sud continuarono a vivere. A Sud il teatro, infatti, si concludeva con un corpo di fabbrica rettangolare diviso in due vani connessi e progettati insieme con le strutture del teatro: due cisterne alimentate da una canaletta collegata al castellum aquae, rimaste in uso fino al V secolo d.C.. Da questo momento in poi anche le cisterne furono progressivamente colmate in tre momenti ascrivibili ai secoli V, VI, VII d.C. L’ultimo strato di colmata permette di stabilire, grazie ai materiali rinvenuti al suo interno, l’inizio della spoliazione pianificata e organizzata dell’edificio teatrale.

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