Il tempio

L'unico tempio fino ad ora individuato a Elaiussa Sebaste sorge sulla sommità del promontorio che delimita a Sud l'area urbana, in posizione eminente ed assai ben visibile sia da mare che da terra. Non sappiamo a quale divinità (Zeus, Poseidon, Athena o Aphrodite) fosse dedicato il tempio romano, edificato nel I secolo d.C., ed all’inizio del V d.C. trasformato in un complesso di culto cristiano. Il cambiamento d’uso e di funzione comportò il riutilizzo o il riadattamento delle strutture più antiche, con modifiche planimetriche quali lo spostamento degli accessi e il frazionamento degli spazi interni. Pertanto l’intervento cristiano, i saccheggi e le spoliazioni, antiche e recenti, hanno profondamente alterato l’impianto templare, la cui distruzione è quasi certamente dovuta ad un terremoto di ampie proporzioni, avvenuto dopo il VII secolo d.C. 

L’edificio è stato descritto più volte dai viaggiatori del XIX e degli inizi del XX secolo, ma il primo studio e la redazione della planimetria del complesso si devono a J. Keil e a A. Wilhelm. Negli anni 1952-1953 l'archeologo inglese M. Gough vi condusse due sistematiche campagne di scavo, che consentirono di mettere in luce l'abside della piccola basilica bizantina con il relativo pavimento musivo.

 

 

 

 

Il tempio romano

Il tempio, indagato nelle campagne 2003-2009, è di ordine corinzio, interamente realizzato in calcare, con sei colonne scanalate sui lati corti e dodici sui quelli lunghi. Accessibile da Sud-Est tramite una gradinata monumentale, esso sorge su un alto podio a gradoni (ampio alla base m 17,09 x 38,22 ed alto m 4,50) in opera cementizia, rivestito da blocchi parallelepipedi e coronato da un piano orizzontale di grandi lastroni, che occupa l’intera superficie dell’edificio (m 17,09 x 33,42) e che ne costituisce il piano di spiccato del colonnato e dell’alzato della cella.

Le colonne della peristasi, disposte con interasse abbastanza stretto, sono costituite da rocchi sovrapposti connessi con perni metallici; esse poggiano su basi attiche e sorreggono capitelli corinzi lavorati in due blocchi dei quali peculiare è la ricca decorazione dell'abaco, con kyma ionico e, nel cavetto, racemi vegetali, foglie lanceolate e palmette. Meno noto è il coronamento, di cui si conservano integri solo alcuni architravi e due elementi di fregio, mentre le cornici ci sono giunte in condizioni estremamente lacunose.

Il muro perimetrale della cella era costruito in opera quadrata, con blocchi connessi con grappe a coda di rondine, ma l’esiguità dei resti conservati in situ non consente di ricostruirne l'aspetto originario. Il filare inferiore era modanato alla base, mentre l'alzato doveva essere caratterizzato da una lavorazione tipo "bugnato", presente sia sul lato esterno che su quello interno; la cella era inoltre decorata con un fregio a ghirlande sorrette da amorini e sormontate da bucrani.

All'interno del podio fu realizzato un ambiente sotterraneo, probabilmente con funzione di servizio alle necessità del culto, oppure connesso con lo svolgimento del culto stesso. L'esistenza di simili camere al di sotto della cella è attestata anche altrove in Asia Minore, ad esempio nel tempio di Zeus ad Aizanoi e in quello di Apollo a Klaros. A Pergamo, invece, uno degli ambienti sotto al Traianeum è stato interpretato come una cisterna. Nel caso di Elaiussa il vano, a pianta quadrata (m 4,14 x 4,14) e voltato a botte (h. m 3,87), è interamente costruito in opera quadrata; l’accesso avveniva dal piano della cella attraverso una doppia rampa di scale ed una finestra a bocca di lupo aperta nella parete Sud ne consentiva l’illuminazione e l’aereazione.

La costruzione del tempio si colloca sulla base dei dati stratigrafici ed anche grazie all'analisi stilistica della sua decorazione nella prima metà del I secolo d.C. Quando fu realizzato il complesso cristiano il tempio doveva essere parzialmente in rovina a causa dei danni dovuti ad un terremoto, che potrebbe aver danneggiato un edificio già in abbandono a seguito degli editti di Teodosio del 391 d.C. che sancì la chiusura dei templi pagani.

L'edificio cristiano

La conversione dell'edificio pagano in chiesa cristiana si colloca probabilmente nel V secolo, quando l'enorme quantità di materiale edilizio disponibile nell’area, pronto per il 

reimpiego senza eccessive trasformazioni e rilavorazioni, hanno favorito la nuova costruzione. Il complesso cristiano in parte ingloba le strutture del tempio, ma in massima parte vi apporta sostanziali modifiche e ristrutturazioni. Si segnalano, in particolare, la tamponatura di alcuni intercolumni, l'asportazione di tratti dei muri della cella, l'eliminazione delle colonne della fronte meridionale. Il complesso cristiano prevedeva una probabile corte a cielo aperto nel tratto meridionale del podio, una piccola basilica che occupò l'area centrale dell'antico edificio ed una serie di vani articolati probabilmente attorno ad un cortile nel settore Nord della cella e della peristasi. L'insieme delle strutture fa pensare quindi ad un piccolo complesso conventuale, piuttosto che ad una basilica isolata.

La piccola chiesa, con abside rivolta ad Est e tre ingressi, posti ad Ovest, a Sud e a Nord, si inserisce trasversalmente nella parte anteriore della cella del tempio. Il pavimento dell'unica navata era realizzato in lastre di calcare, mentre il transetto e l'abside erano decorati da un mosaico policromo con paradeisos di animali e uccelli, del quale rimangono solo alcuni lacerti, restaurati nel 2005. Una fossa ricavata al centro dell’abside è probabilmente da identificare con una sepoltura privilegiata posta al di sotto dell’originario altare, del quale non sono state individuate tracce. Altre sepolture erano ricavate, come di norma, all’interno del pavimento della navata: ad esse dovevano appartenere le iscrizioni funerarie su lastre di marmo di cui sono stati rinvenuti diversi frammenti durante lo scavo. L'alzato dell'edificio prevedeva almeno due finestre a "bifora" con colonnina centrale binata e capitello a foglie lisce.

A Nord della basilica si aprivano alcuni vani accessibili sia dalla navata e dal transetto della chiesa, sia dall’estremità Nord-Ovest e Nord-Est dell’edificio. L’unico vano sinora indagato è quello a Nord dell’abisde, che doveva essere in comunicazione con tutta l’ala settentrionale del complesso e che presenta in un angolo una piccola vasca battesimale: essa è circondata da blocchi di calcare bianco ed ha pavimento in opus sectile di marmo e calcare policromo; nell'angolo Nord-Est è inserita una fistula plumbea per lo scolo delle acque.

Nella fase bizantina il vano sotterraneo realizzato all’interno del basamento del tempio fu trasformato in cisterna: l'accesso all'ambiente fu tamponato con un muro, le acque vi venivano convogliate tramite tubuli in terracotta ed il prelevamento dell’acqua e la manutenzione avvenivano con ogni probabilità tramite un’apertura praticata sulle reni della volta, asportando uno dei conci.

L’ultima fase di vita del complesso

In un momento non ben precisabile dei primi decenni del VII secolo il complesso basilica-convento, ormai in uno stato di parziale abbandono, subì un'ulteriore modifica della destinazione d’uso, con l’installazione di impianti per la produzione di olio o vino in diversi settori dell’edificio. Tale fase è testimoniata da un torcular inserito lungo la fronte della chiesa, da canalizzazioni sulla platea Sud, da una vaschetta rivestita di intonaco idraulico addossata all’angolo Sud-Ovest del podio e dal rinvenimento di numerosi frammenti di grandi contenitori in terracotta (dolia).

In un periodo di poco successivo, quando la struttura era ormai del tutto in abbandono, sul pavimento della chiesa fu scavata una fossa per la deposizione di un giovane individuo di sesso maschile, che ad oggi risulta l’ultimo intervento prima del crollo definitivo del complesso distrutto dal violento sisma.

Alcuni frammenti ceramici attestano infine la frequentazione dell'edificio, in rovina e parzialmente spoliato, nel XII-XIII secolo.

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