La basilica bizantina dell'agora

Intorno alla seconda metà del V secolo d.C., sui resti dell’agora romana fu impiantata una basilica protobizantina con tre navate, due absidi contrapposte, battistero, diaconico e doppio vestibolo d’ingresso. Il complesso si inserì all’interno del perimetro della piazza comportando consistenti modifiche con l’abbattimento completo dei colonnati e della tholos e con l’asportazione della pavimentazione preesistente, mantenendo invariata la quota di calpestio interna; gran parte del materiale da costruzione di età imperiale fu riutilizzato per l’erezione dei nuovi alzati. La fase di vita della chiesa è attestata almeno fino alla fine del VI, inizi VII secolo d.C., periodo in cui il complesso assume uno spiccato carattere funerario legato all’inserimento di tombe nei piani pavimentali e alla realizzazione di tombe costruite. La prima fase di abbandono della chiesa è databile alla prima metà del VII secolo d.C., come preludio alla quasi immediata riconversione d’uso dell’impianto, ascrivibile alla metà del secolo, periodo in cui alcuni settori, ancora agibili, furono convertiti ad uso artigianale. Nell’ultimo quarto del VII secolo la basilica fu completamente abbandonata, con successive ma sporadiche frequentazioni nel corso del XII-XIII secolo, bruscamente interrotte da un probabile terremoto che determinò il definitivo crollo dei muri perimetrali.

Intorno alla metà del V secolo d.C. si collocano importanti interventi di riqualificazione del tessuto abitativo della città di Elaiussa, che si configurano attraverso la costruzione di importanti strutture cultuali, espressione di un profondo cambiamento culturale e politico. Nell’area occupata dall’agora romana, probabilmente già parzialmente danneggiata, venne infatti edificata una basilica protobizantina biabsidata. La nuova costruzione determinò importanti modifiche strutturali del vecchio complesso, di cui si conservò soltanto la struttura perimetrale in opera quadrata; la basilica si impostò sulla piazza rispettandone gli orientamenti, sfruttandone le murature perimetrali e reimpiegando gran parte degli elementi strutturali ed architettonici.

L’edificio è articolato in tre navate, orientate est-ovest, iscritte entro il perimetro della corte centrale della piazza; le due absidi contrapposte e gli ambienti ad esse annessi invadono rispettivamente il portico orientale e parzialmente quello occidentale; i due vestiboli d’ingresso che fiancheggiano le navate laterali a nord e a sud, invece, sono inserite all’interno dei portici della piazza romana. La pavimentazione della basilica è realizzata in tappeti policromi di opus sectile a piccolo modulo che si dispiegano lungo le tre navate, nell’abside orientale e nel battistero. Si tratta di pavimentazioni in materiale misto con alternanze piuttosto regolari fra marmo, per lo più scelto nelle tonalità chiare, calcare e pietra scistosa grigio nerastra. L’abside occidentale, in asse con l’ingresso principale della piazza romana, fu invece costruita riutilizzando materiale di spolio proveniente dalla tholos dell’agora. L’abside orientale è sopraelevata rispetto al bema ed accessibile mediante una piccola scalinata; in una prima fase il muro perimetrale era sormontato da sette colonne, di cui restano in situ le basi di età imperiale. In una seconda fase, il profilo interno dell’abside venne rifoderato da un muro in opera cementizia che in parte inglobava le basi di colonna; all’esterno dell’abside venne aggiunto un corridoio anulare praticabile, forse funzionale a scopi di servizio. In questa seconda fase l’area absidale fu pavimentata in sectile e sul piano di calpestio venne realizzata una fossa reliquiaria, probabilmente monumentalizzata da un altare. L’area destinata al presbiterio è delimitata lungo il limite occidentale da una fila di blocchi con la superficie superiore solcata da un profondo incasso per l’alloggiamento di transenne alternate a pilastri; la recinzione doveva interrompersi al centro, in corrispondenza del passaggio centrale, assiale rispetto all’abside orientale. L’abside orientale è fiancheggiata sul lato meridionale da un ambiente probabilmente destinato all’adempimento di funzioni di servizio (diaconico), mentre sul lato settentrionale è stata individuata la fonte battesimale cruciforme, costruita contro il muro di fondo e pavimentata in opus sectile.

Alla fase di vita del complesso, protrattasi almeno fino alla fine del VI/inizi VII secolo d.C., si riferiscono le numerose sepolture inserite nella pavimentazione della chiesa, con una particolare concentrazione nell’asse centrale della navata mediana, all’interno e in prossimità dell’abside occidentale; si tratta di tombe del tipo a cassa, spesso con sepolture multiple, foderate e chiuse da grandi lastre di calcare o marmoree. Spiccano, in particolare, il cosiddetto mausoleo, rinvenuto nell’angolo sud-ovest del complesso in uno degli ambienti perimetrali, la tomba localizzata nell’abside occidentale, la sepoltura monumentale a nord dell’abside occidentale ed infine le quattro sepolture allineate nella navata centrale. La presenza così massiccia di sepolture all’interno della basilica conferisce al complesso uno spiccato carattere funerario e la concentrazione delle tombe presso l’abside occidentale e la navata mediana suggerisce la probabile presenza di un elemento cultuale esposto nell’abside stessa; potrebbe dunque trattarsi di un culto martiriale, ad oggi purtroppo ancora ignoto, espresso attraverso l’esposizione di un oggetto di culto, di una tomba o di reliquie che hanno attratto le tombe quanto più vicino possibile all’abside.

Il primo parziale abbandono della basilica e la cessazione del culto, con relativa asportazione degli arredi di pregio, si ascrive alla prima metà del VII secolo d.C. Intorno alla metà del VII secolo alcuni ambienti della basilica, ancora agibili, sono stati risistemati e riconvertiti ad attività di carattere artigianale, documentate dal ritrovamento di vasche e forni costruiti sopra terra. Nell’ultimo quarto del VII secolo tutti gli ambienti ancora funzionanti furono progressivamente abbandonati e consistenti cedimenti strutturali decretarono il definitivo collasso dell’edificio. Al XII-XIII secolo, con un notevole iato cronologico, probabilmente dovuto ad un generalizzato abbandono dell’intero abitato urbano, risalgono le poche tracce riferibili ad una sporadica frequentazione dell’area, immediatamente cessata forse a causa di un terremoto che ha determinato il definitivo crollo delle strutture ancora emergenti.

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