La fronte monumentale

Clicca per ingrandireTra le più importanti opere urbanistiche ed architettoniche intraprese in età romana ad Elaiussa vi fu la monumentalizzazione del porto settentrionale della città attraverso la costruzione di un’imponente facciata porticata. Il portico aveva andamento curvilineo e proseguiva per alcune decine di metri lungo il versante settentrionale del promontorio, offrendo uno sfondo scenografico al bacino portuale e una copertura alla strada che collegava il promontorio alla terraferma. La fronte esterna del portico era costituita da un colonnato sopraelevato su un podio di calcare e costituito un epistilio in marmo e da una trabeazione in calcare locale.

Verso l’interno, il portico era delimitato da un muro in opera quadrata di grandi blocchi di calcare squadrati, ornato da mensole disposte ad intervalli regolari e scandito da una serie di porte architravate che davano accesso agli edifici retrostanti; in corrispondenza dei punti in cui sulla via principale si innestavano strade trasversali si aprivano due porte più grandi, coperte da archi impostati su capitelli corinzi a foglie lisce.

Clicca per ingrandireSulla base della stratigrafia associata alle strutture murarie, si può ipotizzare che il portico sia stato costruito in due fasi. In una prima fase, databile nella prima metà del II secolo, venne costruito il muro di fondo in opera quadrata associato, sul lato rivolto verso il porto, ad un semplice muro di contenimento della strada creata sull’ampliamento artificiale delle irregolari pendici del promontorio. In questa fase, il tratto più interno della strada, occupato da un marciapiede sopraelevato, doveva essere coperto da un semplice portichetto ligneo, di cui rimane traccia nella fila di fori da travetti che si trova immediatamente al di sopra delle porte. In una fase successiva, databile tra l’età tardo-antonina e l’età severiana (fine II-inizio III secolo), la strada venne monumentalizzata con la costruzione del portico colonnato; a tale intervento è probabilmente riferibile il blocco di iscrizione che ricorda Settimio Severo, posto tra le due porte ad arco.

Il portico fu chiuso da un muro di tamponatura tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C., probabilmente allo scopo di approntare una difesa sul lato verso mare, e quindi, alla metà del V secolo, venne inglobato all’interno del palazzo, a costituire il muro perimetrale del vestibolo.

Clicca per ingrandireLa costruzione della facciata monumentale del porto settentrionale rientra all’interno di un vasto programma di ristrutturazione urbanistica ed edilizia, databile nell’arco del II secolo, volto a riqualificare la città in chiave monumentale, adeguandone l’immagine al titolo di METROPOLIS PARALIOU di cui Elaiussa si fregia sulle monete dell’epoca di Antonio Pio e Marco Aurelio. La realizzazione del portico avvenne in due fasi distinte, databili rispettivamente nella prima metà del II secolo e tra la fine del II e l’inizio III secolo d.C.

Nella prima fase, collegata alla costruzione delle mura e della porta d’accesso al promontorio, vennero realizzate vaste opere di terrazzamento lungo le pendici nord-occidentali del promontorio, funzionali alla costruzione di una nuova e più ampia strada di collegamento tra il promontorio stesso e la terraferma, che sostituì l’irregolare asse viario ellenistico. Lungo il porto settentrionale venne realizzato un muro di contenimento costituito da due o tre filari di blocchi in opera quadrata e lo spazio tra questo e la roccia, dall’andamento scosceso e irregolare, venne colmato per mezzo di una serie di strati di terra, a creare una terrazza artificiale; su questi strati di terrazzamento venne steso il battuto stradale, costituito da uno strato compattissimo di terra e scagliette di calcare. Verso il promontorio, fu invece costruito un imponente muro in opera quadrata di blocchi di calcare, quinta architettonica che serviva a mascherare l’irregolarità dello spazio retrostante, occupato da edifici funzionali quali horrea, aree artigianali, botteghe. Il muro, ricostruibile per un’altezza minima di quasi 6 m grazie ai blocchi rinvenuti in crollo, era aperto da una serie di porte architravate (finora ne sono state individuate dieci), disposte a distanze più o meno regolari, della larghezza media di circa 1,60 m, sormontate da una cornice aggettante e fiancheggiate da mensole. Queste aperture davano accesso agli edifici retrostanti o ai diverticoli che li separavano, mentre in corrispondenza dell’innesto dei due assi viari principali si aprivano due porte di maggiori dimensioni (circa 2,50 m di larghezza), inquadrate da lesene sormontate da capitelli corinzi a foglie lisce e coperte ad arco. L’area antistante alle porte era probabilmente occupata da un marciapiede, forse costituito da lastre di calcare e sopraelevato di circa 0,40 m rispetto alla strada: largo mediamente 1 m, il marciapiede si ampliava fino a raggiungere i 3 m ai lati delle porte ad arco. L’area corrispondente al marciapiede doveva essere coperta in questa fase da un portichetto ligneo che si impostava immediatamente al di sopra degli architravi delle porte e delle mensole, come mostra la fila di fori da trave ancora visibili sulla muratura.

Clicca per ingrandireNella fase successiva, databile tra l’età tardo-antonina e l’età severiana (fine II-inizio III secolo d.C.), la strada venne arricchita con la costruzione di un monumentale portico colonnato, finalizzato a dare una veste scenografica al prospetto del porto settentrionale. Il colonnato si elevava su un podio di calcare modanato ed era costituito da basi attiche, colonne monolitiche lisce e capitelli corinzi in marmo, sormontati da una trabeazione in calcare formata da blocchi di fregio-architrave con modanature lisce e da cornici a modiglioni e lacunari decorati, con sima ornata da finti gocciolatoi a protome leonina. Il retro dei blocchi di fregio-architrave e di cornice mostra una serie di fori da incasso funzionali al posizionamento delle travi che sorreggevano la copertura, che doveva probabilmente presentarsi come un tetto ad unico spiovente inclinato dal promontorio verso il porto: l’altezza complessiva del colonnato raggiungeva i 7,60 m, mentre il muro in opera quadrata retrostante, forse rialzato in questa fase, doveva raggiungere l’altezza di circa 10 m. L’esistenza di un primo piano negli edifici che affacciavano sul muro in opera quadrata è attestata dalla presenza di finestre, poste in corrispondenza delle porte del pianterreno, e di grandi fori da trave nei quali dovevano essere alloggiate le travi del solaio; considerata l’altezza complessiva del muro, occorre ipotizzare anche la presenza di un secondo piano. Sulla sommità del muro in opera quadrata correva certamente il canale dell’acquedotto cittadino, proveniente dal castellum aquae individuato in prossimità del teatro e diretto verso l’interno del promontorio. La datazione del portico all’età tardo-antonina o severiana poggia sia sull’analisi della decorazione architettonica, che trova in questa epoca confronti estremamente puntuali, sia sulla presenza di un blocco iscritto all’interno del muro in opera quadrata sul quale è chiaramente leggibile il nome di Settimio Severo, al quale pertanto sembra riferibile questo importante intervento di ristrutturazione urbanistica.

La strada, che aveva assunto in tal modo la configurazione di una via tecta, rimase in uso senza sostanziali cambiamenti fino alla fine del IV-inizio del V secolo. In quest’epoca, probabilmente a causa di sopravvenute esigenze difensive, la fronte colonnata venne tamponata, il piano interno della strada rialzato e lo spazio in precedenza occupato dalla carreggiata e dal marciapiede parzialmente invaso da strutture dalla funzione non del tutto chiare. L’intervento più importante fu la costruzione del muro di tamponatura del colonnato, costituito da un muro in cementizio a doppia cortina con paramento interno a blocchetti irregolari e paramento esterno costituito da blocchi e lastre di calcare, probabilmente almeno in parte ricavate dallo spoglio del pavimento del marciapiede. Contestualmente, il piano stradale venne rialzato fino alla quota del pre-esistente marciapiede attraverso la realizzazione di una serie di strati di colmata e il sistema di canalette che correva in prossimità della porta ad arco venne ristrutturato; un nuovo marciapiede venne infine ricavato sul lato della strada rivolto verso il porto. Nonostante le modifiche, la strada mantenne comunque in questa fase la propria funzione originaria, che perse soltanto con la costruzione del palazzo bizantino (metà V secolo d.C.), quando fu trasformato in vestibolo monumentale dell’edificio.

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