Le cisterne

Le cisterne individuate nell’area urbana sono molto numerose sia sul promontorio che nell’entroterra. Di particolare importanza è la “Merdivenlikuyu”, scavata quasi interamente nella roccia in prossimità del teatro, e la struttura immediatamente al di fuori dell’angolo sud orientale dell’agorà, costruita in opus caementicium con paramento in blocchetti calcarei e coperta con volta a botte.

Sul promontorio sono state rintracciate numerose altre cisterne, la maggior parte delle quali interamente o parzialmente scavate nella roccia. Il più grande serbatoio del promontorio è stato, invece, localizzato a Sud del Palazzo Bizantino e, con tutta probabilità, doveva essere in connessione con l'edificio, come dimostrerebbe anche la tipologia costruttiva.

Le numerose cisterne di cui era dotata la città di Elaiussa sono situate sia sul promontorio che nell’entroterra. La cronologia delle strutture non è spesso facilmente determinabile a causa della loro continuità di vita. La più imponente esse, la "Grande Cisterna"è nota anche con il nome di “Merdivenlikuyu” (lett. pozzo con le scale), toponimo con il quale, per un breve periodo, è stato indicato anche l'odierno villaggio di Ayaş.

La cisterna venne costruita, in epoca bizantina, ad Ovest del teatro modificando in parte la planimetria di questo settore urbano, la parodos occidentale dell’edificio per spettacoli, ormai abbandonato, fu , infatti, interrotta. La struttura ha pianta rettangolare ( m. 22 x m. 13,50; prof. m. 12 circa) ed è quasi integralmente scavata nella roccia ad eccezione del lato meridionale realizzato in opera quadrata con grandi blocchi di calcare, per lo più costituiti da materiale di reimpiego. L’interno è suddiviso in tre navate delimitate da due file di cinque pilastri ciascuna sormontati da pseudo-capitelli che sostenevano grandi archi a tutto sesto. La copertura ancora in situ, è costituita da grandi lastre orizzontali che poggiano direttamente sul coronamento degli archi sorretti dai pilastri, tecnica sia frequentemente attestata in Cilicia. Il bacino interno è tuttora occupato da detriti, per cui risulta impossibile stabilirne la profondità, e sulle pareti si conserva ancora una parte dell'intonaco di rivestimento. L'accesso era ricavato lungo il versante meridionale e avveniva tramite una scaletta.

Non è chiaro quale fosse il sistema di adduzione delle acque, per quanto sia più che probabile che essa attingesse direttamente all’acquedotto urbano che correva poco più a monte, mentre il condotto di emissione è ben visibile nella parete meridionale.

Un'altra cisterna si trova immediatamente al di fuori dell’angolo sud orientale dell'agorà. Si presenta come una struttura a pianta rettangolare costruita in opus caementicium con paramento in blocchetti calcarei e coperta con volta a botte. il muro orientale si addossa ad uno già esistente costruito in opera quadrata. Il sistema di adduzione dell’acqua risulta in parte sconosciuto, mentre all'esterno del muro occidentale sono ancora visibili le due aperture per il deflusso dell'acqua.

Sul promontorio sono state rintracciate numerose altre cisterne la maggior parte delle quali interamente o parzialmente scavate nella roccia; alcune di esse presentano forma rettangolare, altre invece una pianta circolare. Al loro interno sono state rinvenute grandi quantità di anfore, ascrivibili alla tipologia delle LR 1, attestazione dell'intensa attività commerciale e artigianale dei quartieri della zona.

Il più grande serbatoio di acqua del promontorio è stato localizzato a Sud del Palazzo Bizantino e doveva, con tutta probabilità, essere in connessione con l'edificio, come dimostrerebbe anche la tipologia costruttiva. La cisterna, che riutilizza una più antica struttura di età romana di incerta funzione, prevedeva una copertura in mattoni con disposizione alternata di taglio e radiale, tecnica che sembra indicare una datazione tardo romana o più probabilmente bizantina.

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