Le Grandi Terme

Il complesso noto come Grandi Terme, il più imponente per dimensioni (circa 1000 m2) e stato di conservazione dei diversi impianti termali noti ad Elaiussa Sebaste, si sviluppa ad est dell'agora e a sud del teatro, nel quartiere monumentale a destinazione pubblica della città, posto nelle immediate vicinanze del porto settentrionale e della principale via di comunicazione che correva lungo la costa. 

Delle cosiddette Grandi Terme, anche se solo in piccola parte sottoposte ad indagine archeologica dal 2011 e oggetto di una serie di indagini preliminari  nel 1995, sono riconoscibili almeno sei ambienti chiusi ed un'ampia area rettangolare aperta (Ambiente VII), identificabile verosimilmente come palestra, ad Ovest dell’edificio termale. Dall'analisi delle strutture emergenti si può  comunque dedurre che l'edificio ebbe più fasi e godette di una lunga continuità di vita. Inoltre, sono evidenti le tracce di spoliazione dei paramenti, che hanno ridotto lo spessore delle murature rendendole in alcuni segmenti staticamente critiche.

Lo spazio rettangolare ad ovest dell’edificio termale (Ambiente VII), che in età romana doveva essere un ampio spazio aperto e fu trasformato in chiesa nella prima età bizantina (fine V-inizio VI secolo d.C.), è oggetto di scavo sistematico dal 2011. Da quanto emerso sinora si tratta di un edificio ecclesiastico a tre navate con abside provvista di synthronon ad est ed ingresso principale ad ovest;  i pavimenti erano in opus sectile, mentre diversi settori dell’edificio dovevano essere verosimilmente decorati con mosaici parietali. Due ingressi laterali sono stati individuati sulla parete meridionale. La basilica dovette avere almeno due fasi di vita, finché a causa di ingenti danni strutturali, forse causati da un terremoto e non ancora cronologicamente precisabili, fu parzialmente abbandonata. In seguito l'area centrale dell'abside fu risistemata ricavando uno spazio rettangolare in cui fu eretta una piccola cappella absidata, con muri di rozza fattura realizzati con materiali di reimpiego senza uso di malta, il cui crollo definitivo è databile a non prima dell’epoca medievale. 

Le cosiddette Grandi Terme rientrano nell’organico e coerente progetto urbanistico, di epoca medio-imperiale, del quartiere monumentale a destinazione pubblica di Elaiussa Sebaste. Infatti, anche se gli edifici coperti del principale complesso termale della città non sono stati ancora scavati, è possibile ipotizzare che la loro costruzione sia avvenuta in tempi vicini a quella del complesso teatro-agora, di cui le strutture presentano lo stesso orientamento. Il complesso termale è composto da sei ambienti chiusi ed un ampia area rettangolare aperta, interpretabile verosimilmente come palestra. La tecnica costruttiva impiegata nell’edificio termale è l'opera cementizia con paramento in blocchetti di calcare piuttosto regolari. L'uso occasionale di laterizi e di pomice vulcanica è limitato a strutture con particolari funzioni statiche, quali gli archi e le volte. Nonostante l'assenza di dati di scavo sembra plausibile identificare il caldarium nell’Ambiente I del complesso, ipotesi suggerita dalla posizione del vano e dalla presenza di tubuli nella volta finalizzati alla circolazione dell'aria calda; mentre il vano occidentale (Ambiente VI), parzialmente scavato nella roccia, doveva essere una fontana monumentale (ninfeo), come dimostra la presenza di un condotto per l'acqua. Del tutto incerta appare ad oggi la destinazione d’uso degli altri vani, anche se l’Ambiente V, viste la posizione marginale rispetto al blocco termale e le numerose aperture presenti verso l’esterno, potrebbe essere interpretato come l’apodyterium.

Lo scavo iniziato nel 2011 e ancora in corso nell’ampio spazio rettangolare (Ambiente VII) ad Ovest del complesso delle Grandi Terme, verosimilmente riconoscibile come la palestra dell’edificio d’epoca romana, orientato secondo l’asse principale degli ambienti coperti, ha fornito importanti informazioni relative alla fase proto-bizantina di occupazione. Le indagini, infatti, hanno consentito di delineare la planimetria d'insieme dell’edificio di culto cristiano e di definirne, pur se in via preliminare, le fasi costruttive e le trasformazioni successive. Si tratta di un edificio imponente, da identificare probabilmente con la basilica episcopale della città, a tre navate, con abside provvista di synthronon ad Est ed ingresso principale ad Ovest, forse preceduto da un nartece verosimilmente da ricercare nello spazio compreso tra l'area di scavo e la strada moderna che da quella nazionale Mersin-Silifke conduce al villaggio di Ayaş.

Due ingressi laterali sono individuabili sulla parete Sud, l'uno in corrispondenza del presbiterio, l'altro più ad Ovest, dove il muro in opera quadrata di età romana appare tagliato e risarcito lateralmente e superiormente con murature in blocchetti e malta lisciata di età bizantina. Ricca era la pavimentazione in opus sectile con piastrelle realizzate prevalentemente in calcari colorati, ma ne esistono anche in marmo, e pannelli decorati da vari motivi con bordure costituite da lastre rettangolari. Il ritrovamento di numerose tessere minute di diversi colori in pasta vitrea, pietra e terracotta, nonché di alcuni lacerti musivi, concentrati soprattutto nell'area absidale, dimostra che diversi settori dell'edificio dovevano essere decorati con mosaici parietali: si segnala in particolare un lacerto policromo in cui si conserva la parte superiore di un volto umano di pregiata fattura. Alcuni dettagli costruttivi inducono a suggerire che la basilica dovette avere almeno due fasi di vita, subendo alcune piccole trasformazioni riscontrabili nell'area absidale, nel presbiterio e nella navata centrale.

In un momento ancora non ben precisabile, allo stato attuale della ricerca, la basilica dovette subire grandi danni strutturali, forse attribuibili a fenomeni tellurici, e fu quindi parzialmente abbandonata. Per garantire la continuità di culto l'area dell'abside fu poi risistemata ricavando al centro uno spazio rettangolare in cui fu eretta una piccola cappella absidata. Il crollo definitivo della cappella deve essere avvenuto non prima dell'età medievale, epoca in cui l'area fu frequentata, dal momento che gli strati ad immediato contatto con il pavimento, al di sotto dei blocchi in crollo, hanno restituito ceramica databile nel XIII-XIV secolo.

Purtroppo al momento non è emerso alcun dato stratigrafico pertinente alla fase romana dell'edificio, a cui tuttavia risalgono, con ogni probabilità, le strutture murarie perimetrali dell'area.

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